giovedì 27 ottobre 2016

Le origini dello Gnosticismo


Voler rinchiudere la forza del vento dentro il sacco di Eolo risulta simile a voler definire in modo univoco la nascita e lo sviluppo dello Gnosticismo.
Per quanto risulti ormai comprovato che i secoli in cui trovò la più ampia diffusione furono il II e il III secolo d.C. risulta ancora piuttosto complicato riuscire a delineare la sua origine. Sicuramente le forme più conosciute del culto gnostico acquisirono una forma dai tratti più marcati e omogenei intorno al I secolo d.C. ma si possono trovare correnti filosofico-religiose simili a quella che sarebbe diventata lo Gnosticismo fin dall'origine della filosofia greca.
In generale, se vogliamo cimentarci in una qualche forma interpretativa del variegato tessuto gnostico, va tenuto presente che dobbiamo scendere a patti con un movimento religioso che, per quanto risulti piuttosto eterogeneo nelle sue diverse attualizzazioni storiche, riesce a conservare tuttavia un nucleo piuttosto omogeneo che ci permette di accostare le differenti correnti in un unico movimento religioso.
Con il termine Gnosi si vuole intendere una conoscenza superiore giunta attraverso una rivelazione diretta della divinità in grado di portare la salvezza allo gnostico dal momento che soltanto una tale conoscenza “rende possibile da parte degli uomini un atteggiamento e un'azione conformi alla volontà di Dio” (1)
La Gnosi che cerca di raggiungere lo Gnosticismo è una conoscenza religiosa che implica “l'identità divina del conoscente e del conosciuto e del mezzo per cui egli conosce” (2).

Ormai i maggiori storici della religione "accettano l'esistenza di una corrente gnostica non cristiana" (3) diffusa in Mesopotamia e in Egitto già qualche secolo prima dell'avvento di Cristo. Questo culto gnostico delle origini sarebbe stato una complessa amalgama di filosofia ellenistica, di mistica e di elementi religiosi orientali fusi in questo nuovo sincretismo probabilmente grazie alla conquista dell'oriente di Alessandro Magno quando "coloni provenienti dalla Mesopotamia si stabiliscono nel vicino oriente e qui vengono in contatto con il pensiero greco e giudaico." (4)
Ci troviamo dinanzi a un movimento religioso che si solidifica in alcune caratteristiche definite intorno al I secolo d.C. e che si diffonde capillarmente nella società nel II, III e IV secolo. Fino a pochi decenni fa le principali fonti che avevamo dello Gnosticismo erano principalmente i Padri della Chiesa che scrissero i loro testi al fine di combattere lo Gnosticismo inteso come eresia cristiana e che, proprio nella loro dura confutazione scritta, dovettero riportare parti del pensiero dei loro avversari.
Questo schema piuttosto univoco di interpretazione era destinato a cambiare dal 1945 quando a Nag Hammadi venne scoperta una "biblioteca" in lingua copta che conteneva, insieme a trattati ermetici e testi platonici, numerosi testi gnostici che hanno radicalmente mutato la comprensione di questo fenomeno religioso.
Possiamo quindi inquadrare lo Gnosticismo come "religione del libro", intendendo con questa definizione una religione in cui la rivelazione dei misteri del "mondo superiore" è fissata su particolari libri sacri. Tuttavia va detto che a differenza delle autentiche religioni del libro, come l'Ebraismo, il Cristianesimo e l'Islam, le scritture gnostiche non possiedono un valore normativo, differenziandosi in questo modo anche dalle scritture Manichee.

Tratto da: “Il Sangue di Caino”, P. Battistel, E. Perucchietti, capitolo II - “L'ombra di Caino tra Gnostici e Manichei”, ed. Terre Sommerse

NOTE:
(1) Julien Ries, "Gnosi e Manicheismo”, Jaca Book
(2) Ugo Bianchi, a cura, “Le origini dello Gnosticismo. Colloquio di Messina”
(3) Julien Ries, op. cit.
(4) Julien Ries, ibidem





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