sabato 10 settembre 2016

Lo Gnosticismo e La "Rivolta Metafisica"

"Egli è assolutamente trascendente rispetto al mondo: con questo egli non ha alcuna relazione, perché qualsiasi relazione lo umilierebbe, lo asservirebbe, lo renderebbe inferiore e macchierebbe la sua inalterabile purezza, farebbe sì che egli non sia più Dio, nel senso supremo della parola.
Dio non ha prodotto il mondo; egli non lo regge. Non è conosciuto dal mondo, né tramite il mondo o nel mondo, il quale non è opera sua né oggetto del suo governo. Se interviene nel mondo, lo fa per salvare dal mondo, per far evadere da esso, non per compiere una qualunque cosa per mezzo del mondo. Questo Dio trascendente - paragonato dai polemisti cristiani al Deus otiosus di Epicuro - è estraneo tanto al mondo quanto alla sua storia"


(Henri-Charles Puech, "La Gnosi e il tempo", p. 261-262)

Un Dio veramente di pochi, quello Gnostico. Il Dio dei misantropi e dei nichilisti. Un Dio dall'animo profondamente elitario, aristocratico. Tale, singolare mistero teologico, del resto, non è affatto semplice da compenetrare, tanto meno da accogliere. L'uomo delle religioni tradizionali, siano esse pagane, cristiane, giudaiche o islamiche, ha ricercato un Dio, essendo disposto persino ad accettare di sottomettervisi, soltanto perché nella propria concezione egli era convinto di poter trarre, ogni volta, da lui dei vantaggi. L'esistenza di Dio, per l'uomo tradizionale, acquista senso solo se a questi può domandare dei favori, non serve a nulla, infatti, un dio se non può garantire una certa protezione dai malanni, o un generale benessere all'interno di un regno, o vittorie in guerra, o raccolti annuali abbondanti, o prosperità...
Il Dio e gli Dèi della tradizione sono, in realtà, enti perennemente al servizio dell'uomo, nella vita come nella morte. Per l'uomo non sarebbe assolutamente concepibile un Dio come quello ipotizzato dagli Gnostici, perché innanzitutto non si rivelerebbe utile, se non ai fini dell'acquisizione di una profonda autoconoscenza, che però per l'uomo tradizionale è cosa del tutto irrilevante, insignificante.
Ciò che più di ogni altra cosa conta nella visione dell'uomo tradizionale è il mondo esterno, la materia, il nutrimento, il potere e la gloria, i ciclici, incessanti e vitali meccanismi del produrre e del consumare. Nessuno si metterebbe ad innalzare lodi al un Dio pigro e contemplativo, un Dio che, a sua volta, invita all'otium, alla contemplazione mistica, ad una filosofica forma di stasi...un Dio che invita ad interrogarsi e, conseguentemente, a porre in discussione i ritmi del mondo, i fini dell'uomo e della medesima creazione, a contestarne le leggi intrinseche e martellanti. Per questo motivo soltanto alcuni uomini riescono, per una sorta di temperamento naturale, a riconoscerlo in se stessi, a com-prenderlo e a desiderare ardentemente di congiungersi alle altezze eoniche in cui, ab aeterno, dimora: per l'appunto gli Gnostici, o pneumatikoi.

La rivolta metafisica è il movimento per il quale un uomo si erge contro
la propria condizione e contro l’intera creazione. È metafisica perché
contesta i fini dell’uomo e della creazione.”

(Albert Camus, L'uomo in rivolta, cap. II)


" la "chiusura" della totalità cosmica e la depravazione delle sue divinità e del suo creatore; il suo "superamento" attraverso un principio incommensurabile antimondano che fonda sia il concetto di un Dio ultramondano sia quello di un sé amondano; un'antropologia che pone il "pneuma" come trascendenza intraumana, capace di creare una nuova idea di libertà e un'autocoscienza di genere inaudito, opposto a tutti i precedenti; il sovvertimento morale che ne deriva, per cui, a partire dalla prima estrema negazione delle antiche posizioni di valore esistenti, si scaglia in un delirio di superiorità non solo su quelle norme, ma addirittura su tutte, in un anarchismo e libertinismo etico che si trasforma, poi, generando nuovi specifici vincoli; e in generale lo stile complessivamente eccessivo di quel movimento, dei suoi giudizi e dell'espressione del suo sentimento, la sua forte coscienza di rottura, la sua disposizione allo scherno e al disprezzo contro il vecchio mondo e la sua "saggezza", tutto ciò presenta tratti rivoluzionari così inconfondibili che ci si deve meravigliare come la ricerca finora si sia assuefatta tanto da non vederli"

(Hans Jonas commentando la struttura filosofica propria del movimento Gnostico dei primi secoli, in: "Gnosi e spirito tardo-antico")


DI: Valentina Achamoth







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