lunedì 25 luglio 2016

Dal libro: "Gli arconti di questo mondo. Gnosi: politica e diritto" - C. Bonvecchio, T. Tonchia (Premessa)

La Gnosi riveste per l'Occidente il medesimo ruolo che il rimosso riveste per la coscienza del singolo. E' un che di estraneo e rifiutato: una sorta di ombra che, da tempo immemorabile, si stende – minacciosa, cupa ed inquietante per molti, sicuramente misteriosa e sconosciuta ai più – sulle origini della nostra cultura, sulle origini della nostra civiltà. E' quell'insieme di dottrine, uscito dal sincretico crogiolo della tarda romanità, in cui prende forma e forza – alieno da ambizioni e da ipoteche istituzionali – il messaggio di un cristianesimo sui generis. Un cristianesimo che non rifuta ma in qualche modo fa propria la tradizione pagana, innalzandola ad un livello superiore di conoscenza (gnosi) e facendone la dimora, simbolica, di un uomo nuovo, di un uomo in grado di pensarsi, autonomamente, come totalità: lo gnostico.
E' alla gnosi, infatti, che va ascritto il merito – in qualsivoglia modo la si definisca e in qualsivoglia modo la si voglia interpretare – di aver sottolineato la straordinaria importanza della coscienza soggettiva: ossia del soggetto individuo che incarna per l'appunto l'uomo nuovo. Un soggetto che scopre – nella ritrovata scintilla che splende nell'abisso del suo essere – sia la personale ascendenza divina, sia la possibilità, ritornando nel Pleroma (la pienezza dell'universo divino), di annullarsi nel Tutto, diventando il Tutto. E' un soggetto ancora che, in piena indipendenza dal mondo naturale, scopre – traslato e mitizzato nel racconto di una morte simbolica e di un'altrettanta simbolica rinascita – il tragitto suo e di un'eletta umanità verso una meta armonica e trascendente. Meta in cui si risolve – in una più alta sintesi – ogni contrapposizione polare presente sia all'interno che all'esterno dell'uomo.
Da questo particolare convincimento e da questo non meno particolare itinerario, l'uomo gnostico trae la segreta speranza di poter essere – riscoprendo nel sapere, nella meditazione e nella pratica rituale, le proprie vere origini e le proprie reali radici – un “illuminato in vita”: un siddharta, come dicono gli orientali. Ma contemporaneamente matura la certezza di contribuire a rinnovare positivamente il processo della creazione che – a causa di un'imperfezione iniziale e dell'opera di una copia malvagia del vero Dio – ha dato luogo al “peggiore dei mondi possibili”. Il che ha tradizionalmente consentito di associare gli adepti della Gnosi o al totale rifiuto del mondo e della società (la cosiddetta via mistico-ascetica) o al suo sprezzante o disinibito utilizzo (la via cosiddetta libertina) in vista del suo trascendimento. Questo ha fatto sì che ben poco interesse destasse l'aspetto politico e giuridico riferito alla Gnosi, restringendone lo studio alla ricerca filologica, al comparativismo teologico e filosofico-religioso o alla curiosità storica, talora illuminata da brillanti intuizioni psicologiche. A dire il vero, taluni si sono soffermati ad indagare il rapporto Gnosi-politica, anche con acume ed intelligenza.
Tuttavia, raramente hanno superato la personale esigenza di comprendere a fondo – riportandoli superficialmente a dottrine così complesse, élitarie e controverse – fenomeni culturali, ideologie politiche e situazioni rivoluzionarie, non facilmente comprensibili con i tradizionali strumenti d'indagine.

Il mondo, infatti, è dominio degli Arconti, di quelle figure di governanti di questo mondo, e, pertanto, “fuori di Dio” che contribuiscono a tenere l'uomo nell'oscura prigione della materia.
Gli Arconti incarnano l'aspetto mondano del potere: un potere che, nella sua ambivalenza costitutiva, mantiene apparentemente un riferimento ad una dimensione celeste in realtà perduta.
Il mondo - come creazione cieca da parte del Demiurgo - non perciò un caos, ma il prodotto di leggi che rispecchiano un ordine ed un potere estranei all'uomo gnostico.
Leggi e potere diventano dunque l'espressione di una costrizione e di una limitazione: entrambe contrastano la vera libertà dell'uomo in quanto sono espressione di ragione e non di conoscenza.
Scandagliare l'universo gnostico nella prospettiva politica e giuridica, significa dunque interrogarsi se, al di là dell'apparente (e oggi più che mai comprensibile) rifiuto del mondo, della società e della politica non si affacci un differente modo di concepire il mondo, la società, l'autorità ed il potere. Un modo ad un tempo tradizionale e innovativo che prende le mosse da una immagine totale dell'uomo, il cui più illustre antecedente è, di certo, il pensiero gnostico. Pensiero che – con tutte le sue costitutive ambiguità, con la sua carica utopica e con il suo palese aristocraticismo – propugna senza ombra di dubbio uno status diverso per l'uomo: l'essere Signore spirituale – in virtù dell'autorità che gli proviene dalla sua ascendenza pleromatica – di questo mondo e in questo mondo.


 
Link al testo in formato digitale: http://www.openstarts.units.it/dspace/handle/10077/5169
Link ai testi utili per lo studio: 


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