domenica 24 aprile 2016

"Gnostici" (G. W. F. Hegel - Lezioni sulla Storia della Filosofia Vol. III)

La loro tendenza generale era quella di conoscere; donde anche il nome.
Uno dei più notevoli tra gli Gnostici è stato Basilide. Anche per costui il primo è il Dio ineffabile, - l'Ensoph della Cabbala, che è, come pure in Filone, ciò che è, quegli che è, l'innominato, - cioè l'immediato. Il secondo è poi lo spirito (nous), il primogenito, detto anche la sapienza (sophia), l'operante, più precisamente la giustizia, e la pace. Donde seguono principi maggiormente determinati chiamati da Basilide "arconti", che presiedono al mondo degli spiriti. Appaiono [...] in prima linea il ritorno, il processo chiarificativo dell'anima, l'economia della purificazione: dalla materia l'anima deve tornare alla sapienza, alla pace. L'essenza originaria racchiude in se stessa ogni perfezione, ma solo potenzialmente; soltanto lo spirito, il primogenito, è la prima rivelazione dell'arcano. Tutte le essenze create possono partecipare alla vera giustizia e alla conseguente pace soltanto mercè la congiunzione con Dio.
Il primo è chiamato dagli Gnostici, per esempio da Marco, anche l'impensabile, perfino il non esistente, in quanto non giunge a determinazione, la solitudine, e il puro silenzio; l'altro sono poi le idee, gli angeli, gli eoni.
Questi vengono detti concetti, radici, semi dei particolari compimenti, frutti; e ogni eone reca in sé il suo mondo.
Altri, p es. Valentino, designano il primo anche come "l'eone perfetto nelle altezze invisibili e innominabili", oppure "l'inesauribile", il "fondo primigenio", l'abisso assoluto, nel quale tutto è, ma come tolto, e inoltre anche, ciò che è prima del principio, prima del padre. Il trapasso attivo dell'uno è poi costituito dal dispiegamento di codesto abisso; e questo dispiegare è detto pure il rendersi comprensibile dell'incomprensibile, come anche presso gli Stoici abbiamo veduto questo comprendere. I concetti sono gli eoni, le particolari esplicazioni. Il secondo è chiamato anche limite; e in quanto la vita è poi concepita più precisamente come sviluppantesi nella opposizione, questa esplicazione è determinata come contenuta in due principi, che si manifestano nella forma del maschile e del femminile. L'uno è il compimento dell'altro, ciascuno ha nell'altro il suo integrante; dalla loro congiunzione, che costituisce, essa soltanto, il reale, scaturiscono i compimenti. L'insieme di questi compimenti è in generale il mondo degli eoni, il generale riempimento dell'abisso, il quale perciò, in quanto il diverso vi era ancora racchiuso, vien chiamato anche ermafrodito, uomo-donna, come qualcosa di simile era già molto prima accaduto presso i Pitagorici.


Tolomeo attribuisce all'abisso due congiunzioni, due esplicazioni, che sono presupposte da ogni esistenza, cioè la volontà e l'intelligenza. A questo punto si presentano forme capricciose variegate, ma la determinazione fondamentale è la stessa ovunque, e l'abisso e il disvelamento costituiscono la base principale. La rivelazione, ciò che è disceso, viene concepita anche come gloria (Schekinah) di Dio; come sapienza celeste, che è una visione di Dio; come le forze non generate, che si trovano intorno a lui e irradiano la luce più splendente. A queste idee si ama attribuire il nome di Dio, che sotto questo aspetto è chiamato anche il plurinominale, il demiurgo; questa è la manifestazione, la determinazione di Dio.
Tutte queste forme vanno a finire nel torbido, ma in complesso hanno come principio le medesime determinazioni, e nascono dal bisogno generale e profondo della ragione di determinare e intendere come concreto ciò che è in sé e per sé.




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