lunedì 14 marzo 2016

I Catari o Albigesi

L'undicesimo, il dodicesimo e il tredicesimo secolo furono contraddistinti dalla rinascita in Europa di movimenti spirituali di natura chiaramente Gnostica. Verso la fine del XI secolo una religione che sopravvisse ad una ortodossa persecuzione entro i confini dell'Impero Bizantino e quelli della Penisola Balcanica – la religione dei Bogomili – tracciò la rotta della propria espansione nella regione della Linguadoca del sud della Francia e le aree del Nord Italia. Vi affondò le proprie radici e fiorì nel corso dei secoli successivi assieme al Catarismo – la dottrina dei Buoni e Autentici Cristiani, i cosiddetti Bons Hommes.
Il termine “cataro” deriva dal latino medievale cathărus e dal greco καϑαρός cioè “puro” e fu utilizzato per la prima volta dai seguaci del vescovo Novaziano, autoproclamatosi antipapa nel 251, per poi esser impiegato come appellativo degli albigesi, la setta di eretici che prese il nome dalla cittadina francese di Albi.
Il Catarismo si espanse in maniera repentina e divenne, per la Chiesa Romana, veramente difficile da gestire, tant'è che Domenico di Guzmàn fu costretto ad escogitare una vera e propria strategia di carattere morale. Egli decise di combattere il movimento ponendo la Grande Chiesa nelle condizioni di rendere effettivo ciò che fino ad allora era stato per essa nulla più che una mera e astratta predicazione: operare in umiltà e bontà d'animo. Tale evolutiva concezione toccò così in profondità l'anima di Guzmàn che dieci anni più tardi egli si ritrovò a fondare l'Ordine Domenicano. Nel frattempo, l'insuccesso che questi metodi ebbero nei confronti dell'eresia catara spinse la Chiesa ortodossa ad istituire una Crociata, la prima a veder lo sterminio di cristiani da parte di cristiani. Ma neppure il Tribunale dell'Inquisizione, creato in seguito da papa Gregorio IX per rimediare all'inefficacia della Crociata medesima, riuscì ad arrestare la diffusione del movimento, i cui principi squisitamente gnostici finirono per insediarsi prepotentemente nella tradizione religiosa, artistica ed esoterica occidentali. Le comunità catare sopravvissero per i successivi settant'anni, poi andarono incontro alla totale estinzione a seguito delle brutali persecuzioni.
Ad ogni modo, nel corso dei secoli XI e XII nella zona meridionale dei Pirenei iniziò a prender piede una forma di misticismo eterodosso, misticismo le cui radici indubbiamente affondavano nella Gnosi e nello Gnosticismo della tarda antichità. Più precisamente, in quest'area e in tutta la Francia meridionale, si ebbero le prime fioriture della tradizione dei Trovatori e dello Gnosticismo Giudaico della Kabbalah. Nel sud della Spagna prese invece forma una dottrina mistica che trovò la propria origine in una scuola Gnostica Islamica e che fu dispensata da Ibn 'Arabī (1165–1240), figura cardine delle varie tradizioni Turche, Persiane e Sufi. Anche San Francesco D'Assisi venne profondamente influenzato dallo spirito di questi tempi e da questa terra di dominazione prevalentemente Catara.
La relazione dei Bons Hommes con le dottrine mistiche eterodosse Cristiane, Ebraiche e Islamiche ha, per lungo tempo, affascinato gli studiosi. Non vi sono prove verificabili di un effettivo scambio fra questi movimenti, ma il nucleo filosofico ed iniziatico del quale furono autentici osservanti e propagatori rappresenta una certa resurrezione della tradizione Gnostica dei primi secoli dopo Cristo: lo spirito Gnostico di area mediterranea animò costantemente quest'epoca e questa regione.

Sfortunatamente, la Crociata contro i Catari nel XIII secolo sradicò la religione e tutti i documenti storici riconducibili ad essa. Pochissimi testi catari sopravvissero, fra i più importanti vi furono un Vangelo di tradizione giovannea e un antico testo liturgico conosciuto come Rituale Cataro, di cui sopravvivono solo due manoscritti, uno in latino ed uno in Occitano a cui spesso vi si riferisce con il nome di “Rituale Lione”. Un altro testo cataro fortunatamente recuperato è il Libro dei Due Principi, una sofisticata e persuasiva critica alla teologia ortodossa.




I Catari infatti, professarono un dualismo che molto richiama dell'impostazione Gnostica alessandrina, benché essi radicalizzarono la famigerata opposizione tra Spirito e Materia, conducendola quasi all'estremo. Le motivazioni etiche che condussero alla creazione di questa tipologia di estremismo sono da ricercare esclusivamente nel contesto storico in cui il movimento nacque e si ritrovò ad operare, un contesto medievale dei più bui ed oppressivi. La netta separazione tra i due principi mitologicamente impersonati dal Re d'Amore (Dio) e il Re del Mondo (Rex Mundi) con la tipica assimilazione del pensiero docetista di stampo Basilidiano, trova ampia giustificazione nell'insofferenza catara nutrita nei confronti di un ambiente - quello della Chiesa Romana – ch'era fra i più corrotti, ingordi e mostruosamente sadici. Per i Catari, così come per gli Gnostici di area mediterranea, spiriti caratterizzati da una elevata sensibilità morale ed intellettuale, l'operato della Grande Chiesa era disprezzabile al punto da meritare d'esser stigmatizzato con il termine ebraico “satàn”. La Chiesa fu l'unico, reale Avversario di queste sette eretiche, fu esempio assoluto, massima espressione dell'Ignoranza demiurgica, al fianco, ovviamente, della tradizione ebraica ortodossa e del Dio da cui era rappresentata, Yahweh, anch'egli esplicitamente denominato “Satana”. L'atteggiamento avverso nei confronti delle oltraggiose istituzioni finì per radicalizzarsi attraverso pratiche individuali ascetiche, in quanto la creazione intera venne filosoficamente concepita quale opera di un Anti-Dio sanguinario, il Demiurgo, nemico della retta inclinazione dell'Uomo e nemico del Tutto.

Le comunità catare, alla stregua dei loro predecessori gnostici, indi agirono animate da una sofianica scintilla volta, in qualche modo, e non senza qualche difficoltà, a far luce in un habitat disseminato dalla morte. La loro filosofia si scagliava, fra le altre cose, contro l'idea della colpevolezza femminile per il peccato originale, asserendo invero che l'Essere Umano nella propria reale essenza è sia Uomo che Donna, per questo le spiccate personalità spirituali che essi stessi eleggevano per merito al rango di guide e che l'Inquisizione definiva “perfetti” potevano essere uomini o donne. Il grande fascino che il Catarismo esercitò su un'ampia parte di individui – provenienti soprattutto dal popolo ma anche dai ceti intellettuali - verteva proprio su di una questione di condotta. Il modello di vita seguito dai catari ispirava saggezza e fiducia, contrariamente, l'organizzazione ecclesiastica tradizionale era solita incutere timore e disgusto.

DI: Valentina Achamoth

- Fonti utili: gnosis.org


- In Foto: Il Castello Cataro di Puivert, situato in Linguadoca-Rossiglione nella regione di Quecorb (Francia). Risale all'anno 1170, ed era proprietà di una famiglia effettivamente praticante del Catarismo, i Congost, perciò vista, all'epoca, come eretica. Non a caso il regista Roman Polanski lo ha scelto come castello-dimora del Diavolo nel film “La Nona Porta” ispirato al romanzo “Il Club Dumas” di A. P. Reverte.




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