domenica 6 marzo 2016

Da: E. M. Cioran - Quaderni 1957-1972; pagina 937. Editore: Adelphi


Il silenzio avvicina l'uomo a Dio e lo rende in terra simile agli angeli.” (Serafino di Sarov)

Il santo ha ragione quando dice che il silenzio ci avvicina a Dio. Solo quando in noi tutto tace siamo in grado di percepire Lui, ossia qualcuno o qualcosa che non regge all'analisi e che nondimeno riempie il nostro silenzio.
Ogni silenzio di cui si sia coscienti, ogni silenzio coltivato o sperato è riconducibile a una possibilità di esperienza mistica.
Il silenzio va oltre la preghiera, perché non è mai tanto profondo quanto nell'impossibilità di pregare...


Dal “Vangelo di Verità”, L. Moraldi. Editore Adelphi:

L'atto della presa di coscienza di sé è paragonato [...] alla condizione di colui che ubriaco, dimentico di sé, non avverte il suo stato, mentre sta farneticando in strani sogni: fino al momento in cui si sveglia e non vede nulla "poiché tutto ciò era nulla. E' quanto accade a coloro che hanno eliminato l'ignoranza come un sogno che per essi non conta più nulla [...]. Felice colui che è ritornato in sé, e si è svegliato"
Ma per salire dalla molteplicità all'unità, per uscire dalla dispersione dei sensi, perché "l'io" possa risalire, deve osservare in se stesso il silenzio. Questa è l'atmosfera nella quale "l'io" può raggiungere il Regno della luce e della vita:

"Nell'unità ognuno ritroverà se stesso. Nell'unità, per mezzo della conoscenza, egli purificherà se stesso dalla molteplicità; come una fiamma, divorerà in se stesso la materia: l'oscurità per mezzo della luce, la morte per mezzo della vita.
[...] dunque, [...] è anzitutto necessario che ognuno rifletta a che l'abitazione sia santa e tranquilla per l'unità."




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