lunedì 8 febbraio 2016

Odino e Loki

Una coppia archetipica che necessita di particolare attenzione in quanto costituente in sé una “unità alchemica” è senza dubbio la coppia Odino-Loki consegnata a noi dalla suggestiva religione Norreno-germanica.
Gli scrittori cristiani che hanno, tuttavia, contribuito a riportarci la maggior parte dei miti norreni hanno finito per innalzare un muro separatore fra i due personaggi, sovrapponendo a quelle che sono le antiche saghe nordiche il racconto apocalittico biblico e proiettando, in tal modo, sui simboli ad esse correlate la loro visione limitata, in quanto radicalmente dualistica. Ciò ha condotto a ridurre figure estremamente complesse come quelle di Odino e Loki ad una becera identificazione con il Cristo e con il Satana della Rivelazione, ed il Giudizio Universale cristiano è stato equiparato al Ragnarök norreno.
Rammentando, innanzitutto, la significativa differenza che soggiace fra quello che era il pensiero pagano sostanzialmente fondato su di una concezione del tempo circolare, e la strutturazione cristiana che adottava, invero, una concezione lineare, è bene enfatizzare quanto sia d'obbligo, se si desidera impiegare i miti e il loro ricco simbolismo come mezzi per giungere ad una comprensione dell'interiorità spirituale, considerarli in ogni loro parte. Onde evitare che il simbolo prescelto divenga un mero strumento di opposizione morale nei confronti di un aspetto del mistero del Tutto, e che, per questo, tale aspetto rimanga sepolto nell'incoscienza, o venga demonizzato a livello collettivo.
Attraverso questo tipo di riflessioni ben si riesce a cogliere la saggezza insita nella filosofia che caratterizzava alcune significative comunità come quella degli Euchiti, o le scuole gnostiche di area egizio/alessandrina che, pur relazionandosi fortemente con la religione cristiana, conservarono l'unitaria visione pagana attuando una vera e propria integrazione fra questi grandi pensieri, una sintesi il cui grado di perfezione venne captato dai Padri della Chiesa e così ritenuto una delle più minacciose eresie mai prodottosi. Come ovvia conseguenza, la dottrina gnostica fu sottoposta ad una cruenta, insistente e violenta persecuzione che, tuttavia, non bastò a cancellarne l'influenza, in quanto essa si propagò ovunque e il suo segno indelebile rimase inciso nell'alchimia e nelle scienze esoteriche che ruotavano attorno alla raccolta di scritti sapienziali di epoca ellenistica nota come Corpus Hermeticum, ed attribuita ad Ermete Trismegisto.
Ed ecco che, come un Satanael ed un Cristo, seppur inizialmente in rivalità, nella concezione Messaliana sono figure legate da un indissolubile rapporto di fratellanza, allo stesso modo la coppia Odino-Loki dovrebbe essere concepita qual vera e propria unità.
Di già, infatti, nella “Lokasenna” (“gli insulti di Loki”) - un poema costituente una parte integrante del Canzoniere Eddico e nel quale Loki è assoluto protagonista - possiamo avere notizia di quello che è un patto di sangue stipulato fra i due, un patto che li identifica in tutto e per tutto come fratelli.

disse Loki:
Ricordati, Odino, che noi due al principio dei tempi
mischiammo il nostro sangue;
birra non avresti mai consumato, dicevi,
se insieme a me non l'avessi presa.”

In quanto tali, paiono condividere molte particolarità, una fra le più importanti è senza dubbio la condizione ermafrodita. Loki è una figura dall'atteggiamento effeminato e questo suo stato trova un certo ampliamento nelle vicende che lo vedono coinvolto, sotto l'aspetto di animale, in accoppiamenti o in vere e proprie gravidanze. Ma Odino pare manifestare gli stessi tratti; nella Lokasenna, è proprio Loki a svelarlo sarcasticamente replicando ad una sua provocazione:

disse Loki: Di te dissero che avevi fatto incantesimi in Samsey
e battevi sul tamburo magico come le veggenti.
In veste di maga hai viaggiato tra i popoli
e penso che da invertiti sia questo”

Entrambi, dunque, oltre a rappresentare l'universale opposizione ordine-caos possono esser considerati una Sizigia alchemica. In qualità di divinità corrispondente all'Ermes-Mercurio greco-romano, Odino detiene un duplice aspetto. La sua parte ctonia e “diabolica” trova espressione proprio in Loki.
Odino identificava, fra i popoli germanici, il pianeta Mercurio ed il giorno a lui consacrato era, per questo, il Mercoledì, il Woden's day, o giorno di Woden.
Odino è il più anziano degli Aesir, ed all'inizio dei tempi contribuì, unitamente a Vili e Vé, alla creazione di tutte le cose uccidendo il gigante Ymir. Egli viaggia in groppa al suo destriero munito di otto zampe accompagnato dai lupi Freki (l'avido) e Geri (il divoratore), e da due corvi, Huginn (pensiero) e Muninn (memoria). Interessante notare come alcune delle azioni principali del dio vengano eseguite dai suoi animali accompagnatori, anziché da egli medesimo. Le leggende narrano, infatti, che il dio nutrisse i due lupi con il cibo posto sul suo tavolo, e che egli, invero, si limitasse a bere vino, costituente, per lui, insieme cibo e bevanda. I corvi simboleggiano i suoi occhi e il suo udito, essi viaggiano per il mondo e poi ritornano comunicandogli tutto ciò che hanno visto e sentito.
Odino è, in primis, divinità della sapienza. Conosce tutte le arti che gli uomini in seguito hanno da lui apprese, conosce il futuro e l'origine di tutte le cose. È particolarmente celebre per la sua volontà di sfidare le creature in gare di sapienza ed una parte di questa sconfinata conoscenza è stata da lui appresa a seguito di vari sacrifici, come quello del suo occhio, avendolo scambiato per riuscire ad attingere alla fonte in Mimisbrunnr, e quello che lo vide appeso all'albero del mondo, il frassino Yggrdrasill dal quale apprese il mistero delle rune. Dal primo dei sacrifici egli acquisì un interessante epiteto, ovvero Bàleygr “occhio fiammeggiante”, mentre il secondo sacrificio lo rese il dio del cammino iniziatico. Per giungere a nuova consapevolezza, egli, come Osiride e Cristo, smembrò il proprio corpo che fu trafitto da una lancia, e come lo Spirito Mercurio traghettatore di anime, s'identificò nell'intero processo di trasmutazione che ebbe durata di nove giorni e nove notti. Odino, dunque, è archetipo del Sé superiore; Vannoni lo definisce “l'immagine antropomorfa dell'identità suprema”. Ma il tipo di sapienza di cui il dio si fa detentore non è mera erudizione, tutte le conoscenze da lui apprese mediante angosciosi supplizi gli hanno consentito di portare alla luce quella che è la sua immortale essenza.
Odino è, inoltre, signore della poesia. Si narra ch'egli parlasse sempre e solo in versi ed utilizzasse questo strumento per compiere magia e artifici sovrannaturali. È dio della guerra, denominato “padre della vittoria” ma, nel contempo, sono considerati suoi figli adottivi tutti coloro che cadono in battaglia. Condivide con Ermes, in particolare, l'attitudine a viaggiare per il mondo. Egli è designato come “viandante” o “incappucciato”, è un eremita solitario che cammina coperto di mantello e cappello a tesa larga dissimulando il suo aspetto e chiedendo ospitalità sia a sovrani sia a persone umili.


È protettore dei viaggiatori ed un altro dei suoi infiniti epiteti è Gagnráðr ossia “colui che conosce la via”, questo riconnette la figura al proprio inalienabile ruolo di conoscitore delle vie iniziatiche, un ruolo che lo accomuna in modo maggiore ad Ermes.
Loki, dal canto suo, rappresenta tutto ciò che Odino non è, il che rafforza la teoria secondo la quale entrambi i personaggi, pur manifestando sentimenti di reciproca rivalità, risultano esser complementari, e d'altra parte, come abbiamo visto, in taluni aspetti persino si sovrappongono.
Loki è, fondamentalmente, un trickster. Egli è artefice di inganni, è il dio del caos, spesso assimilato al ragno quale animale che architetta trame raffinate e, nel contempo, detenente un ruolo di “creatore”; un ruolo che ricollega inevitabilmente Loki a suo fratello. Loki è anche, al pari di Prometeo, una figura “cristica”, filantropica. Celebre è, nei miti che lo riguardano, l'amore che nutre nei confronti degli uomini.
Inoltre, appare un ribelle nei confronti degli Aesir. Nella Lokasenna lo si può scorgere mentre rinfaccia a tutti gli dei la loro viltà e la loro codardia, alle dee la loro incontinenza e per questo, proprio come Prometeo, viene punito in modo atroce. In particolare, il mito del castigo di Loki costituisce in sé una metafora che vuole spiegare la produzione dei terremoti i quali, secondo i popoli norreni, venivano causati dai sussulti di Loki non appena le gocce del velenoso serpente posto sopra di lui lo toccavano. Ad ogni modo, ciò che accomuna Loki a creature mitiche come Ecate, Ermes e Prometeo, è la connessione con il fuoco. Il nome Loki significa, infatti, “fiamma”, nome che rammenta la sua relazione con i giganti del fuoco, ma suo è anche l'elemento aria, che lo relaziona all'intelligenza intuitiva.
Se infatti Odino simbolizza l'intelletto maschile competitivo, fermo e lucido, Loki, d'altra parte, è l'emisfero destro percettivo e sottile. Assolvendo al ruolo di “accusatore”, come si evince dalla Lokasenna, egli simboleggia l'Ombra. All'interno del poema si può notare come Odino e Loki rappresentino l'uno l'Ombra dell'altro, poiché l'uno proietta sull'altro atteggiamenti che vogliono restare, in qualche modo, celati alla coscienza di entrambi. E così accade con gli altri Aesir sottoposti alla brusca presa di coscienza per mano del trickster, la quale non viene ben accolta e provocherà l'ira degli dèi tutti.
Infine, in qualità di creatura degli inferi (basti pensare anche ad una delle sue figlie, la terribile Hel dea del mondo sotterraneo), condivide con Prometeo, Cristo, Lucifero, Sophia e lo stesso Odino, il tema ricorrente che lo vede collegato all'aspetto ctonio della natura.
Dopo aver analizzato le figure dei due fratelli possiamo comprendere meglio quanto risulti essenziale evitare di frammentare il simbolo deprivandolo del suo contrario. Odino e Loki rappresentano due allegorie in egual misura fondamentali se si vuol giungere ad una corretta interpretazione del mito al fine di rapportarlo al proprio percorso di conoscenza. Scegliere di focalizzarsi su di una parte e demonizzare l'altra significa decidere di conoscere solo una metà dell'intero, ma la Saggezza è la conoscenza del Tutto.
In riferimento alle succitate figure gnostiche, vorrei, per concludere, riportare la descrizione di un emblema prediletto dalle varie comunità sorte nei primi secoli dopo Cristo e che costituisce uno tra i più antichi simboli solari. La croce Solare è, infatti, denominata anche “croce di Odino” o “croce di Woden”, in riferimento all'appellativo “Woden” attraverso il quale le popolazioni di ceppo teutonico veneravano il dio.
In tempi remoti la croce era simbolo del potere, ed era solitamente identificata con i quattro elementi: il cerchio rappresentava il fuoco, la linea orizzontale l'acqua, il punto d'incrocio fra le due linee l'aria e l'intera figura la terra. Ma è interessante notare come nel Medioevo gli alchimisti con questo simbolo indicassero le leghe di rame, considerando la sua somiglianza con il glifo del pianeta Venere che in Alchimia, non a caso, indicava proprio l'elemento Rame.




DI: Valentina Achamoth


BIBLIOGRAFIA:

- P. Scardigli, Il Canzoniere Eddico, Ed. Garzanti
- G. C. Isnardi, I Miti Nordici, Ed. Longanesi
- G. Vannoni, Iniziazione alla Runologia, Ed. Mediterranee
- Snorri Sturluson, Edda in Prosa, Ed. Adelphi

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