giovedì 4 febbraio 2016

Ermes: la luce del mattino

Dicono che gli Egiziani sono stati i più antichi di tutti gli uomini dopo i Frigi e per unanime consenso hanno annunciato per primi a tutti gli altri uomini insieme dopo di loro i misteri e i culti di tutti gli dèi e le loro forme e le loro potenze: essi posseggono i misteri di Iside, santi, augusti, non conoscibili da parte dei non iniziati. Questi non consistono in altro se non nel rapimento e nella ricerca del membro virile di Osiride da parte di (Iside) dai sette mantelli e dal nero vestito. Osiride intendono l'acqua. Iside è la natura a sette mantelli, cioè che ha intorno a sé sette mantelli eterei che la rivestono – così essi indicano allegoricamente i sette pianeti… -; […]
Dicono poi dell'essenza del seme, causa di tutti gli esseri che nascono, che non è nessuno di questi, ma genera e crea tutte le cose che nascono; e si esprimono così: “Divengo ciò che voglio e sono ciò che sono” (Ex.3,14). Perciò è l'immobile che muove tutto: infatti resta ciò che è quando crea e non diventa nessuna delle cose che sono create. Questo è il solo essere buono, e a lui si riferiscono le parole dette dal Salvatore: Perché mi dici buono? Uno solo è buono, il Padre mio che è nei cieli, che fa sorgere il sole sui giusti e sugli ingiusti e fa piovere sui santi e sui peccatori. (Mc. 10,18; Mt. 19,17; 5,45).
[...]Questo è il grande nascosto sconosciuto mistero del Tutto, celato e poi scoperto presso gli Egizi. […] I Greci, ricevuto questo mistero dagli Egizi, lo custodiscono tuttora. […] I Cilleni poi lo onorano in maniera particolare come Logos: dicono infatti: “Ermes è logos”. Questi da loro è onorato come interprete e artefice di ciò che è nato nasce e nascerà, rappresentato in questa forma, cioè come il membro dell'uomo […]
E che costui, cioè Ermes di tal fatta, conduca guidi crei le anime non è sfuggito neppure ai poeti pagani, che dicono così: “Ermes Cillenio evocava le anime dei pretendenti” (Hom. Odyss. XXIV 1)
non, o miseri, i pretendenti di Penelope, ma quelli ridestati e che ricordano da quale dignità e da quanta grande beatitudine (Emped. fr. 119) (cioè dall'uomo beato superiore, uomo primigenio, Adamas – come essi credono -) sono stati precipitati qui, nella creazione di fango per esser servi del creatore di questa creazione, Esaldaios, il dio di fuoco, quarto di numero: chiamano così infatti il creatore, padre di questo mondo speciale.”

(Ippolito, Confutazione V 7, 2-9, 9 descrivendo il sistema religioso-iniziatico relativo agli Ofiti)


La seguente disamina mira ad esporre quelli che sono i riferimenti astrologici, mitologici e alchemici propri all'archetipo di Ermes, il quale, presso alcune tra le più antiche sette gnostiche, assunse un carattere di grande rilevanza, costituendo una prefigurazione greca del Primo Padre, il Dio autentico e straniero alla creazione.
Mercurio, come Venere, è, sin da tempi remoti, stella del mattino e stella della sera. Annuncia il sorgere del sole in modo anche più immediato rispetto a Venere, pertanto, al pari di questo, è un “lucifero”, un portatore di luce. Astrologicamente, anche Mercurio è un pianeta caratterizzato da una doppia polarità, in quanto governatore del giorno e della notte. Questo duplice aspetto viene a farsi evidente attraverso le immagini che i popoli antichi gli assimilarono. Come Venere fu, presso i Fenici, identificato con i due fratelli Shahar e Shalim, in Grecia con Fosforo ed Espero e a Roma con Lucifer e Vesper, Mercurio, in Egitto venne associato a Seth come stella del mattino e ad Horus come stella della sera. Presso i Greci fu, all'epoca di Esiodo, identificato con i nomi di Stilbon (il brillante) come stella del mattino, ed Hermaon come stella della sera. In seguito, gli epiteti furono sostituiti rispettivamente da quelli dei due fratelli Apollo ed Ermes.
Mercurio e Venere, in quanto tali, sono astri strettamente legati al motivo mitologico dei fratelli incarnanti forze opposte. Una sorta di iniziale rivalità è riscontrabile nel mito greco della nascita del dio Ermes. Quest'ultimo infatti, rubò il bestiame del dio Sole per poi negare dinanzi a lui di aver commesso il furto. I due si riconciliarono nel momento in cui Ermes donò al fratello la lira che aveva inventato.
A Babilonia, il pianeta Mercurio veniva, invece identificato con un messaggero, Nabu, figlio di Marduk. Nabu era un dio della scrittura e della sapienza, protettore degli artigiani e degli scribi. I suoi emblemi erano il drago (o il serpente) e lo stilo. Nei paesi germanici, Mercurio e il giorno a lui consacrato, il Mercoledì, venivano associati a Odino (Woden in germanico), e questi presso i nordici era sentito come identico al dio Greco Ermes, con il quale condivide innumerevoli similarità.
Nella mitologia, il dio Ermes possiede duplice aspetto. Come tutte le divinità “lucifere” è simbolo della Sapientia e della ragione; inventore delle arti, protettore degli atleti, ed imparentato al Romano Mercurio come dio dei commerci e degli scambi. Proprio grazie a quest'ultimo tratto, Ermes, nel corso dei secoli, è divenuto allegoria del mutamento. In quanto psicopompo, egli è un mediatore, una guida, un interprete, e rappresenta il ponte che permette la comunicazione fra i vari stadi dell'Essere. Egli accompagna l'iniziato nelle regioni ctonie, ma, viceversa, è anche colui che lo riporta verso la luce. Ermes è, inoltre, inventore del fuoco, e per questo accostato a figure come Prometeo ed Ecate (definita in qualità di detentrice delle torce, “Phosphoros”).
Ma egli possiede un altro aspetto, quello di demone, quello che lo rende un ladro, un solitario viandante, un trickster. Ermes è infatti, proprio come il dio Odino, un viaggiatore, sempre in movimento, e porta agli uomini messaggi divini. È protettore degli eremiti, dei bugiardi, poiché bugiardo e meschino è egli stesso. Pertanto, si dice di lui che “corre sulla terra, godendo in egual misura della compagnia dei buoni e dei cattivi”. Con la propria consorte Afrodite forma una Sizigia, così come Nabu, a Balibonia costituisce una coppia sacra con la dea madre Ishtar.
Tuttavia, Mercurio non è soltanto dualità. In tempi antichi si venerava infatti un Ermete tricefalo. È chiaramente collegato anche con la triade regale egizia composta da Osiride (Padre), Iside (Madre) e Thot-Mercurio (Figlio). E con quella Babilonese di Ishtar, Marduk e Nabu. Questo lo rende accostabile a divinità trine collegate con gli inferi, fra cui Tifone (dai tre corpi) ed Ecate (dai tre volti).
Ermes è, dunque, una divinità una, trina e duplice. Contiene in sé un aspetto infero, materiale, ed uno spirituale. Per questo, spesso viene imparentato, in qualità di Ermafrodito, al Nous gnostico, ovvero al serpente, e alla Sophia-Shekinah che in sé detiene una natura materiale-demiurgica, e luminosa. Nei Codici di Nag Hammadi, possiamo certamente notare il riferimento all'Ermafrodito come rappresentazione del Nous:

La nascita dell'istruttore avvenne in questo modo: quando la Sofia emise una goccia di luce, questa si proiettò sull'acqua, e subito apparve l’uomo bisessuato. Questa goccia assunse prima (sull’acqua) le sembianze di un corpo femminile; poi assunse le sembianze di un corpo a somiglianza della madre, che era apparsa, e si completò in dodici mesi: nacque un uomo bisessuato, che i Greci chiamano Ermafrodite. [...] Le potenze lo chiamarono poi «la bestia», perché egli fuorviò le loro creazioni. Il significato di «la bestia» è «l'istruttore»: apparve infatti che egli era più intelligente di tutti loro.”

Come Cristo, Mercurio è Alfa ed Omega, simbolo correlato alla Trinità divina, espressione solare in qualità di Apollo ed Horus. Ma in sé contiene anche una parte diabolica, ed è questo paradosso di forze apparentemente in opposizione a renderlo un'unità, un'armonia Androgina. La parte ctonia, in particolare, è una parte che in alchimia venne considerata essenziale e che rese il Mercurio identificabile quale “sostanza arcana”, materia prima ed oscura. Accostato alle forze sinistre del caos, Mercurio diviene argento, Luna, agente passivo, allegoria dell'inconscio e connesso per questo alla figura del serpente, simbolo delle acque abissali, animale che giace nascosto nella terra nera, alle radici dell'albero. I due elementi passivi del Mercurio sono infatti terra ed acqua. Ma egli contiene anche due elementi attivi, aria e fuoco, elementi che lo relazionano alla coscienza ed alla volontà d'azione. Proprio come suo fratello Zolfo, il Mercurio è designato come Duplex, entrambi nei testi alchemici assolvono ai medesimi ruoli e sono descritti quali aventi le stesse qualità.
La natura contraddittoria del Mercurio porta ad identificarlo come puer, ossia fanciullo e senex, vecchio. In qualità di vecchio, Mercurio viene connesso alla figura di Saturno che in alchimia governa la fase al Nero, pertanto è, in tal caso, appellato non come argento vivo, bensì come piombo, materia grezza. In alchimia anche Saturno possiede natura di ermafrodito, Raimondo Lullo afferma che “dal piombo filosofico si estrae un certo olio color oro”. Indi il drago saturnino contiene in sé il Mercurio. Questi, durante il processo di sublimazione, assume la forma di un leone, rosso e verde. Il leone è una belva sin da tempi antichi associata a Saturno. Ciò inevitabilmente conduce a collegare il signore della morte al Demiurgo gnostico dal volto leonino, Yaldabaoth, ovvero “il figlio del caos” anch'egli bisessuato. Il caos designa quella che è la fase iniziale del processo, il Regime di Saturno.
Ma di per sé, Mercurio simbolizza il processo stesso (in qualità di guida, di “accompagnatore di anime”) nonché la fase ultima, che lo vede persino identificato come Lapis Philosophorum. Esso è “principio, mezzo e fine dell'opera”. Basilio Valentino lo descrive in questi termini:

"I filosofi mi chiamano Mercurio, mio sposo è l’oro, sono l’antico Drago presente in ogni parte della terra, sono padre e madre, giovane e vecchio, forte e gracile, morte e resurrezione, visibile ed invisibile, duro e molle, discendente nella terra e ascendente al cielo, grandissimo e piccolissimo, leggerissimo e pesantissimo, in me l’ordine della Natura è spesso invertito in colore, numero, peso e misura. Contengo la luce naturale, sono oscuro e chiaro, vengo dal cielo e dalla terra, conosciuto e considerato poco o nulla. Tutti i colori in me risplendono, e cosi tutti i metalli attraverso i raggi del sole. Sono il rubino solare, una terra mobilissima e chiarificata, per cui mezzo tu potrai trasmutare in oro il rame, il ferro, lo stagno e il piombo"

Egli è Sole, dunque Cristo ed insieme Luna, diavolo, Satana. È la componente inferiore e demiurgica ma anche Sapientia Dei che scaturisce dal suo interno.
Quale agente unificante alla fine del processo di trasmutazione, egli provoca una coniunctio oppositorum, manifesta le qualità di Soter, di Salvatore, di Redentore e, nel Theatrum Chemicum viene equiparato alla “stella settemplex”, la stella a sette punte che appare alla fine dell'Opera. La stella a sette punte, l'eptagramma, è anche attributo di Venere.
L'eptagramma identifica i sette Regimi, i sette metalli da purificare, i sette pianeti governati dagli Arconti che Cristo, nella mitologia gnostica, deve oltrepassare durante la propria discesa sulla terra per giungere a salvare sua sorella Sophia.
Al dio Ermes vengono, inoltre, associati il gallo, quale animale annunciatore del nuovo mattino (che rimanda alla funzione del pianeta Mercurio come messaggero dell'alba e stella del mattino) e la verga denominata Caduceo, simbolo dell'Equilibrio. Una leggenda narra che Ermes, trovandosi sul monte Cicerone, avrebbe separato due serpenti in lotta a seguito di un litigio ponendo in mezzo a loro il suo Caduceo. Nel fare questo gesto, i due serpenti rinunciarono alla lite e vi si attorcigliarono. I due serpenti indicano dunque il potere di conciliare tra loro gli opposti, creando armonia tra elementi diversi. Per questo il Caduceo ricorre frequentemente in alchimia, quale indicazione della sintesi di zolfo e mercurio. I serpenti sono emblemi di saggezza e prudenza, di unità fra il bene ed il male insiti nell'uomo, ma soprattutto sono simboli dell'incontro tra l'elemento maschile e quello femminile che insieme generano l'androgino, il divino Ermafrodito. A tal proposito, possiamo citare un interessante racconto gnostico che afferma che il Figlio dell'Uomo, ovvero il Padre Primo chiamato anche l'Adamo della Luce, si unisce con la sua Sophia generando una luce androgina il cui nome maschile è il Salvatore, creatore di tutte le cose, mentre il suo nome femminile è Sophia, chiamata anche Pistis e generatrice dell'universo.
Le ali della verga simboleggiano il primato dell'intelligenza, la quale si pone al di sopra della materia per poter blandire l'impeto delle sue leggi attraverso la conoscenza, la saggezza e il buon senso.
In qualità di “Hermes-Logios” il dio simboleggiava la divina eloquenza (Logos) e veniva raffigurato con un braccio sollevato per accentuare l'enfasi dell'orazione. Pertanto, il duplice aspetto di Ermes è connesso anche ai due emisferi cerebrali; da un lato, come Logos, egli presiede l'emisfero sinistro, la capacità razionale, lucida e valutativa, e dall'altra, come dio dei sogni (grazie all'assalto dei quali faceva addormentare gli uomini) governa l'emisfero destro, il lato analogico e simbolico della mente, la funzione immaginativa, percettiva, ed introspettiva che consente all'individuo di discendere dentro se stesso e realizzare, paradossalmente, la propria ascesa verso Dio. Sopra tale presupposto si fonda il processo di individuazione dell'Io, ovvero un processo di differenziazione dell'individuo da quelli che sono i valori collettivi affinché egli possa giungere alla propria personale verità. Un processo che può trovare compimento unicamente attraverso la riconciliazione delle dualità interiori, identificabili grazie al grande potere evocativo del simbolo. Esso infatti, consente una tipologia di interpretazione non solo straordinariamente logica, ma si serve soprattutto di forme di espressione psicologica molto più sottili, fra cui l'intuizione. Ermes, in qualità di divinità una e completa, rappresenta la medesima Pietra dei Filosofi, che Jung fa corrispondere al Sé, ossia l'archetipo ultimo che identifica la spinta innata all'interno dell'individuo a compiere se stesso, a coltivare ed accrescere ciò che è già presente in forma latente sin dalla nascita e che semplicemente necessita d'esser differenziato e riconosciuto come vero ed unico Sé, superiore all'Ego.


DI: Valentina Achamoth


BIBLIOGRAFIA:

- Biblioteca di Nag Hammadi, Sull'Origine del Mondo
- Carl Gustav Jung, Studi sull'Alchimia, Ed. Boringhieri
- Basilio Valentino, Azoth
- Fulvio Fusco, Pianeti ed Esopianeti: Nuove scoperte
- Theatrum Chemicum, vol. 4
- Mircea Eliade, Mefistofele e l'Androgine, Ed. Mediterranee


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