sabato 30 gennaio 2016

Lo Gnosticismo Antico: una breve introduzione

Il termine "Gnosticismo" vuol far derivare la propria radice etimologica da "γνῶσις" e generalmente identifica un vasto movimento filosofico, religioso ed esoterico diffusosi agli albori della nostra era nel contesto greco-romano. Si distinse, in Occidente, tra le altre, più radicate forme religiose per via della forte incidenza degli ideali di ribellione, antinomismo e nichilismo attraverso i quali si espanse repentinamente, incontrando, tuttavia, anche molti ostacoli.
Ciò che rese lo Gnosticismo antico una forma spirituale pressoché unica fu il suo spiccato carattere sincretistico, in quanto, le colonne portanti del sistema gnostico, ben affondate nel suolo della tradizione misterica Egizia, delle religioni dell'area Mediorientale e del Platonismo, consentirono la sua crescita e la sua espansione proprio grazie alla progressiva assimilazione di principi provenienti dalle massime categorie magico-religiose affermatesi, come lo zoroastrismo, l'astrologia magica e persiana, l'ermetismo, le filosofie ellenistiche quali il neoplatonismo, l'epicureismo e lo stoicismo, il Cristianesimo primitivo. Un'altra peculiarità fu il pessimismo filosofico dirompente, manifestantesi attraverso una visione esistenziale tragica e profondamente "romantica", nonché, infine l'introduzione all'interno della pratica religiosa di una innovativa tipologia di ricerca spirituale, non basata su dogmi, rapporti di fede o compimento di opere moralmente conformi ad un volere divino superiore al fine d'esser riconosciuto quale "figlio di Dio" ed assicurarsi un posto in Paradiso. La ricerca Gnostica, contrariamente, era focalizzata sull'uomo in quanto tale, perciò lo Gnostico non scrutava il mondo esterno nella (vana) speranza di ritrovarvi un dio al quale domandare aiuto, ma ricercava nell'interiorità gli elementi in grado di condurre alla fuga dal dolore e che gli consentissero di esperire il divino in maniera del tutto soggettiva e personale. 
Non era la fede, dunque, a costituire un'assoluta verità, bensì, una progressiva indagine di sé era in grado di permettere quella misteriosa "unione" (sym-ballein) della coscienza materiale con l'indifferenziato, il Sé, nel quale si celava la reale identità dello Gnostico che, a sua volta, coincideva con l'identità di un Dio alieno al cosmo, silenzioso, impenetrabile, un Dio "inesistente" poiché incurante della sorte a cui, i suoi figli, gli iniziati alla Gnosi, andavano incontro durante il loro soggiorno nella "vana dimora", impero di forze cieche ed ignoranti. 
Proprio per questo lo Gnosticismo antico rappresentava un vero e proprio atteggiamento esistenziale in grado di coinvolgere totalmente la vita dell’individuo che, attraverso un processo intuitivo, giungeva alla conoscenza di sé, alla Pienezza. 
Per lo gnostico la ricerca religiosa era, sostanzialmente, tutt'uno con l'esplorazione della psiche e la conoscenza sacra che ne deriva manifestava se stessa in modo duplice, considerata, dai maestri delle principali scuole, la sola forma di salvezza possibile. La duplicità insita in tale particolare conoscenza era resa evidente dal fatto che essa diveniva "veicolo" di salvezza, in quanto in grado di garantire il distacco dell'adepto dal mondo fenomenico, e "forma" di salvezza poiché non si limitava ad una mera speculazione intellettuale; essa produceva, innanzitutto, un profondo, radicale mutamento interiore. 

"Lascia la ricerca di Dio, la creazione e altre questioni consimili. Cercalo partendo da te stesso. Conosci le fonti del dolore, della gioia, dell'amore, dell'odio. Se esamini attentamente tali questioni lo troverai (Dio) in te stesso."(1)

Quest'ultima concezione spinse gli esponenti di alcuni grandi sistemi come, ad esempio, Valentino ad introdurre una sorta di antropologia Gnostica che vedeva l’umanità intera divisa in tre categorie; poiché la Gnosi conduceva, all'interno di un individuo possedente una certa vocazione, a sperimentare una "seconda nascita" iniziatica, questo era denominato "pneumatico". Egli era colui in grado di udire la "chiamata" del Dio che lo invitava a svegliarsi dal "sonno" nel quale era sprofondato a causa delle forze arcontiche, al fine di giungere a riconoscere la caducità e l'inganno in cui versa la creazione e, dopo essersi reso consapevole della propria potenzialità interiore (pneuma), ad adoperarsi nell'agire per poter risalire a Lui (Pleroma). Il termine "psichico", invero, delineava un tipo d'uomo capace di avvertire, in cuor suo, un anelito, un desiderio di elevazione, ma, per carenza dei mezzi, o per una certa tendenza a ridurre la conoscenza a mera dialettica, retorica o a ricadere nella fede cieca non riusciva ad innalzarsi. L'"ilico" era colui che non possedeva alcuna scintilla interiore e i cui desideri erano orientati al pieno soddisfacimento materiale. 
Si può dedurre con facilità che l'intento dei maestri era quello di fare della salvezza una questione strettamente privata, non mediata da alcuna istituzione materialista ed oppressiva, e, soprattutto, purificata da qualsiasi sterile e confortante appiglio esterno, come la ricerca e l'attesa di un Messia in grado di rimettere dei peccati che l'uomo dovrebbe saper correggere da solo in se stesso, responsabilizzandosi. Ecco che, a causa del carattere elitario dell'iniziazione e dell'intera impostazione filosofica gnostica, venivano naturalmente a forgiarsi individui dal temperamento "atipico", per i quali il rapporto tra gli uomini perdeva rilevanza, poiché lo Gnostico, creatura perennemente nostalgica e solitaria, non era in grado di trovare, all'interno della società, della religione, e attraverso l'impiego di una vita per la sola sopravvivenza qual era quella della maggior parte degli uomini, appagamento al costante senso di insoddisfazione che lo attanagliava.

«Dal giorno in cui cominciai ad amare la Vita,
dal giorno in cui il mio cuore cominciò ad amare la Verità,
non ho più fiducia in alcuna cosa nel mondo.
Nel padre e nella madre
non ho più fiducia in questo mondo.
Nei fratelli e nelle sorelle
non ho fiducia in questo mondo.
In ciò che è fatto e creato
non ho fiducia in questo mondo.
Nell'intero mondo e nelle sue opere
non ho fiducia in questo mondo.
Vado alla ricerca soltanto della mia anima,
che per me vale generazioni e mondi.
Sono andato e ho trovato la mia anima:
che cosa contano per me tutti i mondi?
Sono andato e ho trovato la Verità
perché essa sta al margine esterno dei mondi...»(2)

La Gnosi, indi non era altro che il compimento di un percorso di auto-realizzazione spirituale in grado di condurre ad una vera e propria illuminazione, una forma di conoscenza superiore frutto dell'esperienza personale in vita, e della ricerca individuale che si esplicava in vari ambiti quali filosofia, metafisica, cultura, magia, saperi inerenti la storia dell'uomo e dell'universo al fine di riuscire ad acquisire una propria, soggettiva Verità. 

Tuttavia, non tutti gli uomini posseggono identica scintilla divina. Gli Gnostici osservarono l'umanità, la valutarono per ciò che è realmente e realizzarono che non tutti hanno le stesse propensioni. 
Lo Gnosticismo, pertanto, non è classificabile quale dottrina salvifica universale, ma INDIVIDUALE. Universali sono unicamente i simboli che esso trasmette, universale è il mito Gnostico in sé generalmente identificabile nella vicenda della Caduta, della Redenzione e dell'Ascesa di Sophia (o del Logos), però è necessario che tale mito venga compreso in ogni sua parte, condotto nell'interiorità ed assimilato. E' necessario che venga tradotto ed interpretato a livello personale, in modo che esso divenga parte integrante della personalità, in modo che divenga veicolo, strumento e forma di reale salvezza dal mondo della tenebra e della mediocrità che si ammanta di parole vuote e sterile, egoica esaltazione.

"La Natura non apre a tutti, indistintamente, la porta del santuario.
[...] Non è sufficiente essere studioso, attivo e perseverante, se manca un solido principio, che sia una base concreta, se l'entusiasmo smodato accusa la ragione, se l'orgoglio tiranneggia il giudizio, se l'avidità si accresce alla fulva luce d'un astro d'oro. 
La Scienza misteriosa ha bisogno di molta equità, di esattezza, di perspicacia nell'osservazione dei fatti, d'uno spirito sano, logico e ponderato, d'un'immaginazione viva ma senza esaltazione, d'un cuore ardente e puro." (3)



DI: Valentina Achamoth 



NOTE E BIBLIOGRAFIA: 

(1) Ippolito, Confutazione di tutte le Eresie, ed. Morcelliana;  VIII, 15, 1-2
(2) Hans Jonas, Lo Gnosticismo, ed. Sei; G 390 s 
(3) Fulcanelli, il Mistero delle Cattedrali 




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