sabato 30 gennaio 2016

Il docetismo nel sistema di Basilide

La scuola di Basilide fu tra le maggiori scuole gnostiche di Alessandria sostenitrici di una visione docetista, secondo la quale Gesù non ebbe patito sofferenze od agonie di alcun genere sulla croce, poiché possedette una natura umana soltanto in apparenza. Gli uomini credettero di aver punito un eretico, in realtà uccisero un corpo insignificante la cui identità si fece risalire ad un certo Simone di Cirene. 
Per Basilide, la vicenda tradizionale relativa al Messia non era affatto credibile, se non fornendole un'interpretazione allegorica. Quella cristiana era nulla più che la fede cieca in un uomo che mai assolse alla sovrannaturale funzione di "Salvatore del genere umano", ma, al contrario, molto probabilmente, si trattò di un uomo qualunque, mescolato a tanti altri uomini puniti, per vari motivi, allo stesso suo modo.
Basilide, piuttosto, narrava di un Cristo straniero nel mondo ed inconoscibile alle moltitudini: colui che discese in terra alla ricerca della sua decaduta sorella affinché potesse ricondurla in alto, alla pienezza. Il Cristo di cui raccontò Basilide era uno "psicopompo", un messaggero di morte e di rinascita inziatiche, il cui Verbo di sapienza non divenne accessibile ad ognuno, ma solo a chi fu in grado, in quanto depositario della scintilla spirituale, di acquisirlo a livello cognitivo in tutta la sua simbolica, sopramondana verità e di assimilarlo nell'intimo. Egli, pertanto, appariva ai carnali fatto di carne, ma svelava la propria essenza incorruttibile e pneumatica unicamente agli spirituali. Tale "Christos" non era altro che il riflesso del Dio autentico, emanazione dell'Ineffabile, inesistente e ingenerato; il sale alchemico giunto nella materia corrotta per legare il fisso con il volatile, ciò che sta sopra con ciò che sta sotto.
Appurando che un principio cardine osservato con straordinaria coerenza presso gli Gnostici di area mediterranea era quello in cui si prevedeva l'elaborazione di un mito, il quale poi doveva iniziaticamente essere assimilato nell'interiorità e successivamente manifestato attraverso la condotta dall'Adepto, anche i Basilidiani, proprio come la leggenda a cui facevano costante riferimento, si atteggiavano come fossero esseri invisibili.
Ireneo scrive: "Come il Figlio è sconosciuto a tutti, così anche i Basilidiani non debbono essere conosciuti da nessuno: mentre essi conoscono tutti e passano attraverso tutti, essi stessi sono invisibili e sconosciuti a tutti. 'Tu, infatti, - essi dicono - abbi conoscenza di tutti, ma nessuno ti conosca'." (Contro le Eresie I, 24, 9-13)
Nella testimonianza di Eusebio, apprendiamo che "Basilide insegnava che era cosa indifferente mangiare carne consacrata agli idoli e rinnegare senza alcun ritegno (le pratiche iniziatiche) in momenti di persecuzione, e alla maniera di Pitagora, imponeva ai suoi seguaci un silenzio di cinque anni."


DI: Valentina Achamoth 





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